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PERCHÉ I FILM FANNO BENE ALLA FAMIGLIA

Aggiornato il: 1 apr 2020


Quante volte vi sarete chiesti, "perché spesso non si riesce a comunicare nel contesto famigliare?, perché si finisce sempre per litigare?". Molte di queste risposte sono celate dentro al fatto che manchiamo di processo empatico, ovvero di quel "feel Rouge", che permette di captare il vissuto interiore nell'altro e farlo proprio. Magari ci si focalizza troppo su se stessi, escludendo i bisogni e la percezione dell'altro, o magari si accusa l'altro di "non capirci". All'interno delle dinamiche famigliari ci sono dei vissuti interni che entrano in campo e che ,tal volta, sono scissi e proiettati nell'altro, mettendo in moto dei meccanismi che inducono le persone ad entrare in conflitto tra di loro.

Quindi che fare?

Un ottimo modo per sincronizzarci con i nostri vissuti e quelli degli altri e, quindi capire meglio noi stessi, è il trovare un "catalizzatore" ovvero un elemento che permetta di mediare e aiutare i soggetti nel gruppo/famiglia ad aprirsi. E quale miglior strumento se non un film?

Lo stesso Cesare Musatti, padre della psicoanalisi italiana, ne sottolinea l'importanza.

"Il cinema infatti possiamo intenderlo come un grande laboratorio in cui i processi cognitivi e affettivi possono venire stimolati e assemblati, frantumati e ricomposti". I film, danno gratificazione perché ci permettono di entrare in contatto con le parti inconsce, che non hanno consapevolezza, o anche se ne abbiamo coscienza non si riescono ad esternare. Stimolano l'asse emotivo, evocano ricordi, facilitano l'empatia, rendono le immagini della nostra mente reali. Insomma ci permettono di prendere coscienza dei nostri vissuti e di quelli altrui, stimolando il processo empatico. Potrebbe essere un bell'esercizio da fare in famiglia, ovvero dopo aver guardato un film insieme, dedicare del tempo a commentarlo, chiedendosi a vicenda con chi ci si è identificati, e il perché, questo aiuta ad esprimersi ad aprirsi, ci permette di fare in modo che gli altri captino meglio il nostro punto di vista, infatti il film è fatto di immagini, e come tale di facile comprensione, oltretutto stimola la sfera emotiva, altro fattore che aiuta una migliore comprensione del messaggio, rendendolo chiaro e di facile interpretazione. O al contrario entriamo meglio in relazione con parti di noi, proiettate nell'altro, e che non accettiamo in noi, e quindi le rimproveriamo nell'altro. Chiedendoci, perché quel personaggio mi sta antipatico? Magari ci rendiamo conto che quello è un aspetto che rimproveriamo anche nel nostro partner. Potremo notare anche una cosa strana ed interessante, ovvero un identificazione con un personaggio secondario, magari una personaggio, ambiguo, strano, forse anche maligno. Chiediamoci il perché? Molto probabilmente in quel momento sta entrando in gioco un'identificazione con parti di noi, con cui non saremo mai entrati in contatto, se non le avessimo viste rappresentate in quel personaggio. Inoltre, facciamo caso alla sensazione che ci lascia il film. È una sensazione di benessere? Allora vuol dire che c'è stata una catarsi, ovvero un liberarsi di emozioni, che come un vulcano si covavano dentro e non aspettavano altro che uscire fuori. O al contrario si sperimenta una sensazione strana, si esce con un retrogusto amaro, in cui si sente la necessità di scaricare, di parlarne, allora vuol dire che ha mosso qualcosa dentro, che merita di essere ascoltato.


E voi che ne pensate? Provate a fare questo esercizio in famiglia e poi scriveteci le vostre esperienze.


Dott.ssa Laura Di Paoli



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