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IL LUTTO AI TEMPI DEL COVID-19

IL LUTTO AI TEMPI DEL COVID-19

Cari lettori,

come ogni volta che si affrontano argomenti inerenti la situazione che stiamo vivendo, preferisco rivolgervi dandovi del voi, come se foste persone a me care. È un periodo difficile per tutti, soprattutto per chi ha subito un lutto. Secondo Galimberti, il lutto lo si può definire come “Uno stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo che ha fatto parte integrante dell’esistenza. La perdita può essere di un oggetto esterno, come la morte di una persona, la separazione geografica, l’abbandono di un luogo, o interno, come chiudersi in una prospettiva, la perdita della propria immagine sociale, un fallimento personale e simili.” La stessa società sta vivendo in uno stato di lutto, a livello immaginale e ideale: l’uomo ha perso l’idea di progresso come situazione di miglioramento della salute e il COVID-19 ce lo sta dimostrando costantemente, tanto che intere nazioni stanno riscontrando numerose difficoltà nel fronteggiarlo. Si sta subendo un lutto reale, legato alla moltitudine di persone che ogni giorno muore, legato alla perdita di lavoro, alla perdita del proprio status, alla perdita della “salute”, della libertà di uscire, perdita della rete sociale, penso alle numerose persone sole, come gli anziani, e ne potrei elencare tanti di esempi e situazioni di perdita. Quello che complica il quadro è la difficoltà di non poter stare vicino ai propri cari, nel percorso di malattia e degenza che, come sappiamo, talvolta porta alla morte. I familiari vedono per l’ultima volta il loro caro allontanarsi con un’ambulanza per poi, nei casi più gravi, rivederlo dentro ad una bara. Tutto ciò crea una difficoltà in quel processo fondamentale per l’elaborazione del lutto.

Come ben sappiamo, il lutto si snoda in una serie di fasi in cui l’individuo ha modo di affrontarlo e di elaborarlo. La prima fase è la NEGAZIONE, in cui non viene accettata la perdita appena subita e in cui la nostra mente cerca di proteggere il nostro “Io” dall’angoscia, altrimenti percepita come troppo gravosa, per cui possono emergere pensieri quali “Non è possibile! non è vero! perché proprio a me!? …”. Generalmente tale processo viene superato gradualmente, in quanto l’angoscia diventa più sostenibile, si entra “in confidenza” con il dolore, lasciandolo entrare. Purtroppo la negazione di un corpo su cui piangere crea un “lutto complicato” appunto, quindi una difficoltà nel procedere alle altre fasi, mantenendo la persona che ha subito la perdita in una situazione di stallo, ferma alla prima fase. I soggetti non accettano l’accaduto, si chiedono se il fatto sia realmente esistito, o se sia frutto di un misunderstanding e in cui, magari, gli operatori sanitari si sono solo sbagliati, perché presi dal caos del momento. Non solo la mancanza di un corpo, ma anche del funerale, che si potrebbe definire come un rito di passaggio, in cui a livello mentale e simbolico “si accompagna il defunto verso il mondo dei morti”, fanno parte di un processo fondamentale di elaborazione del lutto. Il contatto delle persone che insieme a noi compiangono il defunto, il parlarne, lo scegliere il luogo di sepoltura, o come vestirlo, il rito religioso, tutto ciò fa parte del rituale del funerale. Un rito infatti è una cerimonia o un evento che dà luogo ad una nuova fase della vita che, in questo caso, risulta indispensabile per iniziare una nuova fase per l’elaborazione del lutto.

Manca il PROCESSO NARRATIVO, ovvero il raccontare agli altri, come se n'é andato, in che circostanza: il parlarne è necessario, perché crea quindi una linea temporale immaginaria tra il prima e il dopo, in cui la persona cara non c’è più, permettendo il passaggio da una fase di disperazione ad una di elaborazione. Inoltre il sapere che le persone sentono e condividono il tuo dolore aiuta ad affrontarlo. Le persone dunque rischiano di avere difficoltà ad interiorizzare la persona perduta, a renderla parte integrante di loro stessi, perché non hanno avuto modi di accettare la perdita. Perciò, cari lettori, il mio consiglio, non solo per chi ha subito un lutto reale, di qualsiasi natura essa sia, ma anche a chi sta subendo il lutto di una società “Moderna”, “Sana”, “legata al progresso”, e quindi, erroneamente vista come immune alla morte, a voi tutti, consiglio di contattare degli esperti della salute mentale, che vi possono aiutare a sostenere ed affrontare questo difficile periodo storico. Noi esperti della salute abbiamo i mezzi e gli strumenti per farlo.


Nel mentre vi do dei piccoli consigli, che possono tamponare e aiutare, nel limite del possibile, questa condizione.

Fate un rituale, che accompagni la vostra perdita, raccogliete delle foto del vostro caro, o di quando potevate uscire liberamente, e create un album di foto ricordi, che ripercorrono il prima e il dopo, passando per il durante. Soffermatevi su ogni step, scrivete vicino delle storie, dei racconti, delle scenette, in modo da favorire il vostro processo narrativo. Per fare questo, potete aiutarvi anche scrivendo delle lettere, decidete voi a chi indirizzarle, al defunto, ai tempi migliori, al COVID-19. E poi condividetele, con la famiglia, con i vostri amici più cari tramite video-chiamate o telefonate.


Cari lettori, vi abbraccio forte e mi stringo a voi in questi momenti, ricordate che noi esperti siamo sempre in prima linea per ascoltarvi e darvi il nostro aiuto.


Un enorme saluto

Dott.ssa Laura Di Paoli


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