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LA FINE DI UNA RELAZIONE. QUANDO LA SEPARAZIONE E’ L’UNICA VIA D’USCITA

E’ molto frequente, oggi, osservare coppie incapaci di elaborare le loro problematiche interne e assistere così allo sgretolamento finale, dopo aver vissuto molto tempo nella mediocrità di un sentimento dove, la delusione sovrasta, il rapporto diviene sopportazione e le aspettative continuano a scendere.

La separazione, a volte, è l’unica via d’uscita. Viene definita come la fase più difficile in una relazione perché, sancisce la fine del rapporto e per quanto sia necessaria è molto dolorosa per entrambi i partner. Rappresenta un importante momento di cambiamento che coinvolge l’intero progetto di vita.

Giungere sino a questo punto, porta con sé il “coraggio” di riorganizzare molti aspetti della propria esistenza e della quotidianità: aspetti economici, sociali e relazionali.

Spesso, però, non tutti possiedono questo “coraggio” e il cammino verso la separazione dal partner diviene un vero e proprio incubo. L’autore Paul Bohannan nel 1973 nell’elaborare le dimensioni che coinvolgono la coppia nella separazione parla di “separazione psicologica”.

Essa consiste nella separazione di sé dalla personalità e dall’influenza dell’ex coniuge. La separazione psicologica prevede la volontà di imparare a vivere la propria vita senza l’altro.

Questo, molte volte, risulta agli occhi dei soggetti coinvolti impossibile, tanto che coloro che non accettano la fine del rapporto con il partner lo reputano fuori discussione.

L’altro diventa lo specchio della propria immagine, del quale non se ne può fare a meno e senza il quale non si è più nessuno.

Il vivere in funzione dell’altro inevitabilmente porta ad una visione di vita di coppia distorta, come se l’uno appartiene all’altro, l’altro serve a dare una ragione di vita.

Quando un matrimonio finisce contro la volontà di uno dei due coniugi, colui che lo subisce lo vive come un lutto, che fa emergere una serie di emozioni forti come la collera, la tristezza, la confusione, la paura ma anche l’amore ed è proprio a causa di questo sentimento e il rimanere fissati su di esso che avviene la negazione psichica del processo di separazione.

Le emozioni all’inizio sono molto intense, poi con il tempo tendono a diminuire grazie all’elaborazione del vissuto.

Questo processo prevede il controllare, il riconoscere e l’elaborare le proprie emozioni accettando un nuovo progetto di vita.

Vorrei, giunta a questo punto, fare un passo indietro e soffermarmi su ciò che Galimberti e i suoi colleghi chiamano “legame disperante”, in modo da rispondere ad alcune domande.

Perché le coppie richiedono una terapia di coppia, quasi sempre, alla fine della relazione, quando ormai sembra non esserci più nulla da fare?

Perché molte coppie, piuttosto che giungere ad un accordo durante la separazione, intraprendono anni di lotte nei tribunali?

Per quello che chiamano, appunto, “legame disperante”, un legame che rende la vita dei due partner un vero inferno poiché, i due cercano in ogni modo di mantenere in vita un rapporto anche se distruttivo. Interrompere quel rapporto comporterebbe un forte dolore al quale nessuno vuole sottoporsi. Cosi facendo, però, si crea qualcosa di più grande e doloroso che in un primo momento sembra dar forza alla persona attraverso l’attribuzione della colpa e la vendetta ma poi si rivela autodistruttivo perché esclude l’elaborazione dei fatti e delle emozioni.

Interventi clinici di supporto e mediazione vengono spesso rifiutati, tuttavia un aiuto in questa fase critica potrebbe condurre alla fine dei conflitti e all’inizio di una nuova vita.

Prendersi la responsabilità di farsi aiutare e richiedere un supporto, talvolta, comporta la risoluzione dei problemi, spesso, la coppia elaborando il conflitto scopre di avere altre risorse che le permettono di ricostruire il rapporto. In altri casi, invece, la terapia di coppia può portare i due coniugi a comprendere ed elaborare insieme che la separazione risulta essere la miglior soluzione soprattutto laddove la relazione è molto conflittuale e ci sono dei bambini che ne soffrono. In questo ultimo caso la scelta dei due coniugi è molto saggia perché l’obiettivo è quello di stabilire un equilibrio per cui nessuno ne soffra. I coniugi non sono lasciati soli in balia di forti emozioni ma è un lavoro che si fa insieme, in cui lo psicologo accompagna i due, pian piano, a intraprendere strade differenti ognuno con i propri progetti individuali e ad incontrarsi laddove vi siano figli, al fine di gestirli in comune accordo. Affidarsi ad uno psicologo esperto in terapia di coppia è opportuno quando si hanno dubbi e difficoltà nella relazione. Ciò permette di fare chiarezza sui problemi reali della coppia, fornire indicazioni e informazioni e infine creare una mappa di possibili obiettivi.

Superare una situazione di conflitto richiede un notevole lavoro su sé stessi sul proprio ruolo e richiede di investire sulle proprie risorse. Talvolta, è necessario trovare un po' di quel coraggio di cui parlavo sopra e affidarsi ad un esperto che possa fare da supporto lungo questo cammino tortuoso, lasciandosi alle spalle il passato.

Dott.ssa Bonaccini Martina



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