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LE TECNO-DIPENDENZE: L'UOMO SCHIAVO DEL MEZZO TECNOLOGICO

Aggiornato il: 4 lug 2020

Andando ad analizzare il termine Inglese di Dipendenza ovvero Addiction, si evidenzia un origine etimologica che deriva dal termine latino Addictus, che potremo definire come schiavo, quindi sottintende la condizione di assenza di libertà tipica delle dipendenze patologiche.

Per tecno-dipendenze, come definisce lo stesso Cantelmi, si fa rifermento a un sotto insieme di dipendenze comportamentali che vanno a condividere i comportamenti nucleari della dipendenza da sostanze come: Dominanza (l'attività assume valore primario tra tutti gli interessi); Alterazioni del tono dell'umore, Tolleranza, Sintomi di astinenza, conflitto (si creano delle tensioni tra i tech abuser e chi circonda nel loro contesto di vita); Ricaduta.

I tech abuser, come i tossici, sviluppano la dipendenza da ciò che fanno e da ciò che provano mentre lo fanno. Queste tipologie di dipendenze sono caratterizzate da un sovra investimento e utilizzazione eccessiva e compulsiva delle tecnologie mediatiche che comportano conseguenze a livello sia sociale, lavorativo che psicologico, sviluppando tal volta alterazioni dell'affettività e del comportamento (tecno autismo, trance dissociativa da videogame …). Il mezzo tecnologico rappresenta per il soggetto un’estensione di sé stesso, un’evasione dal contesto di vita quotidiano che vive come troppo gravoso. Il soggetto può arrivare a perdere sé stesso, per sostituirlo con uno irreale, ideale, con un mondo illusorio quasi onirico, fino a negare quello reale. I soggetti più a rischio sono quelli psicopatologici più vulnerabili, con bassa stima di sé, instabilità emotiva, scarso controllo delle emozioni, inibizione relazionale, che soffrono di solitudine e con un vissuto più usurante (burn-out). Secondo Cantelmi c'è comorbidità tra questi disturbi e patologie psichiatriche come disturbi dell'umore, disturbi d'ansia, disturbi da uso di sostanze, di personalità, disturbi di controllo degli impulsi e disturbo ossessivi. Esistono diversi tipologie di tecno dipendenze, tra cui: dipendenza da Internet, dipendenza dal cellulare, dipendenza dal televisore, e dai videogiochi.La dipendenza da Internet, si può definire la categoria più estesa, in quanto comprende e ingloba, le altre, infatti il web viene attualmente utilizzato per andare sui social, giocare, l'e-commerce o utilizzare programmi di messaggistica.Le nuove tecnologie stanno avanzando e con loro cambiano le modalità con cui si entra in relazione con il mezzo tecnologico. Ci sono molte ricerche in merito che analizzano e monitorano questi cambiamenti. Un fenomeno molto particolare è quello degli Hokikomori, che significa letteralmente stare in disparte, isolarsi. Questo fenomeno, molto comune in Giappone, si è esteso anche in Europa e in Italia. Tali soggetti tendono a rinchiudersi dentro casa, fino ad arrivare al punto di isolarsi, di limitare i contatti con l’esterno. Passano gran parte del loro tempo con i videogiochi, con cui trascorrono la maggior parte della giornata, talvolta, saltando i pasti e non dormendo.La dipendenza dai mezzi tecnologici fu già presa in esame anni fa dalla Young, che pubblicò la ricerca “Internet addiction. The emergence of a new clinical disorder” dove prese in esame un campione di soggetti dipendenti dalla rete. Questa ricerca sottolineò il reale pericolo della dipendenza da internet, testimoniata dalle conseguenze psicologiche e comportamentali di questi ragazzi presi in esame. Già nel 1998 la ricercatrice, espone il suo modello teorico, definito ACE (Accessibility Control Excitement) dove si evidenzia la forte influenza dei mezzi tecnologici sull'uomo, in quanto facilitano l'accesso ai servizi (shopping on line), offrono la gratificazione immediata ai bisogni, permettono di vivere un senso di onnipotenza e creano eccitazione, per l'enorme quantità di stimoli. Tutto questo porta il soggetto a passare una grande quantità di tempo con i mezzi tecnologici instaurando una vera e propria dipendenza. Al giorno d’oggi non è semplice capire il confine tra una dipendenza ed un “normale” uso del mezzo, in quanto la stessa, tecnologia permea il nostro essere, sin da molto piccoli. Oltretutto è proprio la società moderna a spingere per un suo sempre maggiore utilizzo, che tal volta diventa di vitale importanza (Si pensi a questo periodo di emergenza, per cui la tecnologia aiuta lo smart working, e l’attività scolastica). Come evitare tale dipendenza? La migliore cura dal mio punto di vista è la prevenzione, che implica non solo il controllo da parte dei genitori verso i figli per un uso consapevole della tecnologia, ma anche alimentare l’intelligenza emotiva, che aiuta i soggetti a relazionarsi con gli altri in maniera più efficace e gratificante, portandoli di conseguenza ad accostarsi meno al mezzo tecnologico.


Bibliografia:

M.R. Parsi, T. Cantelmi, F. Orlando “L’immaginario prigioniero” Oscar Mondatori

K.Young “Internet Addiction. The Emergence of a New Clinical Disorder”


Dott.ssa Laura Di Paoli

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