• GruppoHito

Mindfulness e cibo: mangiare in modo consapevole con il mindful eating


Ciao a tutti, oggi parleremo della Mindfulness e cibo. In un precedente articolo ho parlato delle diverse pratiche meditative che possono essere formali o informali, ecco il mangiare può essere considerato come una pratica informale. Ma chiediamoci; perché è così importante mangiare in maniera consapevole?

Proviamo a rispondere gradualmente, facendo prima una piccola riflessione.

Il cibo veicola un sacco di informazioni e significati emotivi ed emozionali, che traggono origine sin dalle epoche più precoci della nostra vita. Già nella fase intra-uterina, si iniziano a sviluppare le prime preferenze alimentari, che tendono poi a consolidarsi dopo la nascita, grazie anche al contributo della relazione tra la madre e il bambino. Ed è proprio questa relazione duale a creare quel sostrato emotivo-emozionale, che lega il cibo alle emozioni. L’atto dell’alimentarsi è un processo senso-motorio sofisticato che viene condiviso sin dalle prime ore di vita con la figura di riferimento significativo, generalmente la madre, da cui dipende la sopravvivenza, del neonato. Alimentarsi è vita, soddisfare questo impulso genera piacere, quindi notate già come la componente affettiva e quella nutritiva siano già interconnessi tra di loro.

Progressivamente, si creeranno interscambi tra genitore e il bambino che condizioneranno il suo rapporto con il cibo. Successivamente si inizierà ad associare all’atto del nutrirsi tutta una serie di significati, che condizioneranno la relazione del soggetto con l’atto del nutrirsi e con lo stesso cibo.

Quante volte ci capita di mangiare distrattamente, guardando la tv, o magari per noia, perché arrabbiati o tristi, o al contrario ci si giudica troppo per il proprio aspetto fisico, fino a diventare estremamente restrittivi verso il cibo?

Tutti questi fattori, sono ancora una volta legati a elementi emotivi ed emozionali, che necessitano una regolazione, per non incombere a situazioni sgradevoli, come l’obesità o la denutrizione, due fattori di rischio per la nostra salute.





È qui che entra in gioco la mindful eating, ovvero l’applicazione della mindfulness al cibo. Teresa Montesarchio, scrive a tal proposito un libro molto interessante (-Mindful eating- Una metodologia innovativa per regolare il rapporto con il cibo) dove esplica nel dettaglio una serie di metodologie che possono aiutarci nella gestione dei pasti, e nel rapporto della persona con il cibo.

Punti cardine sono proprio il respiro e la compilazione di un diario alimentare, due elementi che hanno lo scopo di aumentare la consapevolezza nel mangiare. Il porre attenzione al respiro, come ho già detto in articoli precedenti, è da considerare come un ancora, che ci immerge nel momento presente, quando la nostra mente divaga, ci distrae da quello che stiamo facendo. Anche mentre si mangia, possiamo vivere il momento presente, e il diario alimentare, serve ad appuntare quello che osserviamo mentre mangiamo, tipo, quello che si prova, dove siamo, come stiamo mangiando. I punti cardine sono quelli della mindfulness, quindi avere una mente aperta e non giudicante, nel mentre si sta mangiando, oltre ad amplificare i nostri sensi.


Quindi si osserva, si presta attenzione all'atto del mangiare, al come lo si fa, al rumore che fa la forchetta nel momento in cui tocca il cibo, ai colori del piatto. Ma il rallentare, il vedere il mangiare come un’esperienza da vivere, aiuta anche a focalizzarsi sulle sensazioni. Esistono diversi tipi di fame, che non sempre corrispondono ad un bisogno biologico, e questa pratica aiuta a riconoscere quei trigger, o stimoli fisici e biologici, che inducono lo stimolo e l’impulso nel mangiare, o al contrario quei processi mentali ed emotivi che oltre ad indurre un’alimentazione incontrollata, possono portare a limitare troppo l’apporto nutritivo di cui abbiamo di bisogno. La mindful eating, aiuta inoltre ad accettarci, a essere compassionevoli verso il nostro corpo e la nostra immagine, troppo spesso paragonata a standard di bellezza estremi, e non sempre sani. Nella società moderna la dimensione corporea diventa il mezzo per definire il valore personale, ciò può portare a essere eccessivamente giudicanti verso il nostro corpo, fatto che crea circoli viziosi, che possono portare a sviluppare tal volta comportamenti patologici. Per questo la mindful eating ci suggerisce di coltivare la gratitudine verso noi stessi, verso il nostro corpo, verso quello che ci nutre. Ciò ha un doppio scopo, sia quello di limitare i giudizi verso noi stessi, sia quello di saper apprezzare quello che si ha, vivendolo nel qui ed ora.

Ci sono numerosi studi di efficacia che attestano come la mindfulness aiuti nel rapporto con il cibo. Infatti, ricerche dimostrano come la pratica meditativa sembra possa favorire cambiamenti a livello strutturale corticale, aumentando il numero di giri a livello della corteccia insulare, che difatti si correla con una percezione più positiva del proprio corpo, e un miglioramento a livello emotivo ed emozionale.( Luders E., Kurth F., Mayer E. A., Toga A. W., Narr K. L., Gaser C. (2012). The unique brain anatomy of meditation practitioners: alterations in cortical gyrification, Frontiers in Human neuro science.)

Juarascio et al nel 2013 hanno condotto uno studio su un campione di donne composto da 140 pazienti del “The Renfrew Center” di Philadelphia trattate sia con il normale trattamento che generalmente ricevono in questo centro, sia con lo stesso dove in più sono stati aggiunti 2 incontri ogni settimana di gruppo praticando la mindfulness (ACT). Circa metà delle donne erano anoressiche, l’altra metà bulimiche. A fine trattamento entrambi i gruppi, avevano mostrato miglioramenti significativi rispetto alla patologia, mostrando un miglioramento nella gestione della propria alimentazione. (Juarascio A., et al. (2013). Acceptance and commitment therapy as a novel treatment for eating disorders: an initial test of efficancy and mediation).



Conclusioni

La Mindfulness eating, è una pratica efficace per gestire il rapporto con il cibo proprio perché va a intervenire su quei processi che innescano e alimentano il senso di fame, aiutando a riscoprire il contatto con il corpo, cercando di individuare quei segnali che attivano i circoli viziosi, ma allo steso tempo, prestando un’ attenzione consapevole al momento stesso in cui si sta mangiando, osservando gli stati mentali interni, e fisici, chiedendosi cosa si sta provando, e se si ha effettivamente fame, o è solo una reazione ad una situazione di disagio e stress. Difatti la mindfulness, come si evince dalle ricerche sopra citate, ha degli effetti che vanno a incidere sulla struttura celebrale, che testimoniano come la meditazione, possa avere dei riscontri che vanno ben al di là della semplice modificazione degli schemi mentali, ma che coinvolgono in toto l’ organismo, con degli effetti che molto probabilmente avranno dei risvolti a lungo termine. La meditazione però deve diventare uno stile di vita, perché più viene praticato maggiori saranno i risultati, che aiutano ad affrontare “la catastrofe della vita” J.K Zinn, aiutando ad apprezzare quello che succede, nel bene e del male, senza rimanervi eccessivamente coinvolti, ma guardandoli accadere, sempre con consapevolezza, come “foglie che scorrono in un ruscello”, secondo un loro ritmo, permettendoli di andare, osservando i sentimenti e i pensieri, negativi e positivi che sorgono, accettandoli per quello che sono; solo pensieri

con affetto

Laura Di Paoli

#mindfulness #cibo #salute #benessere #mangiaresano #minfuleating #meditazione #JKZinn #gruppohito #psicologia

12 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

Consulenze online

Privacy
La Dott.ssa Bonaccini e la Dott.ssa Di Paoli svolgono l'attività in modo individuale e autonomo collaborando nel sito alla divulgazione di materiale informativo di carattere psicologico

©2020 di GruppoHito. Creato con Wix.com