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PSICOLOGIA DEL COVID RIFLESSIONE BASATA SUL LAVORO DI RICERCA

“Si supera solo ciò che si attraversa” JUNG

Sono ormai trascorsi diversi mesi dalla diffusione del Covid-19 che è entrato prepotentemente nella nostra vita e quotidianità portando una profonda diversità, ci ha colpiti da fuori a dentro, trasformando il nostro tempo reale in un tempo dilatato e posticipato, non definito che ci ha dettato un nuovo modo di vivere, dove la parola d’ordine è stata reagire. Ci siamo ritrovati a confrontarci con il mondo delle difese. Ogni volta che proviamo a difenderci mettiamo in gioco meccanismi automatici, istintivi dove non c’è intenzionalità ma agiamo dei comportamenti finalizzati alla protezione di noi. Le emozioni che si scatenano come effetti collaterali, sono sensazioni di rabbia, paura e angoscia. I pensieri sono diventati preoccupazioni e talvolta vere e proprie ossessioni. Ci siamo sentiti più fragili e vulnerabili rispetto alla perdita di equilibrio e autonomia. Ci si è trovati in una situazione di forte insicurezza e quello che a mio avviso è mancato è qualcosa su cui aggrapparsi per sentirsi al sicuro.

Durante questo periodo, come socia Anpif (Associazione Nazionale Psicologi In Farmacia) ho preso parte ad un progetto: “Paura Covid-19? Ti sosteniamo noi” e successivamente alla realizzazione di una ricerca scientifica commissionata da Anpif a cura della Prof.ssa Rosanna Canero Medici Università dell’Aquila e dal team Anpif.

Il progetto, ancora in atto, prevede 3 fasi, una ormai conclusa in cui, tramite numero verde, si rispondeva alle richieste della popolazione attraverso un supporto psicologico telefonico, mentre le altre due fasi che inizieranno a breve prevedono degli incontri direttamente nelle farmacie aderenti con lo specialista.

La ricerca a cui ho preso parte parallelamente, invece, si basava sulle risposte fornite al questionario che noi psicologi di Anpif abbiamo proposto ai soggetti che avevano chiamato il numero verde.

L’obiettivo della ricerca era di individuare tramite autovalutazione il vissuto di disagio psicofisico percepito durante la pandemia. La ricerca è stata realizzata tramite un sondaggio di opinioni, sulla base di un questionario costruito dai referenti della ricerca.

Il campione scelto è stato di 100 soggetti di età media 49 anni. La richiesta è stata maggiormente da parte di donne di cui il 55% provenienti dal Nord Italia.

La peculiarità di questa ricerca è molto significativa perché come detto i vissuti di disagio psicologico che sono emersi provenivano da persone che hanno chiesto spontaneamente di parlare con uno psicologo per ricevere aiuto.

La ricerca ha evidenziato che il 65 % dei soggetti anche se vivendo in famiglia ha vissuto un senso di solitudine e molteplici sintomi, il 44 % dei soggetti ha vissuto un disagio psicologico durante il lockdown, sono sorti sentimenti quali ansia, paura, angoscia, solitudine e timore per il futuro.

Questi dati sono stati molto utili per rendere evidente uno stato di ansietà, contraddistinto da uno stato di preoccupazione con agitazione per il futuro e un senso di inadeguatezza relativo alle proprie capacità di affrontare il futuro, che creano un impatto negativo sulla qualità della vita e possono scatenare un circolo vizioso tra emozioni e pensieri negativi. Da ciò ne consegue che la tenuta allo stress diventa fragile, al punto da far emergere un vissuto di paura, ansia e tristezza mai provati prima.

Analizzando l’accaduto è bene sottolineare che ciascuno di noi era abituato a ritmi frenetici, tra lavoro, scuola, famiglia, impegni con gli amici, hobby…le giornate erano scandite da ritmi frenetici. All’improvviso tutti abbiamo dovuto rinunciare a tutto ciò: costretti a casa, a vivere h24 con i nostri familiari: niente più svaghi, niente più spazi propri, ma un unico spazio condiviso.

Inizialmente si poteva pensare ad un po' di riposo ma non ci si immaginava la gravità della situazione. Quello che ha, in molti casi, creato stati di ansia è stato il bombardamento di informazioni spesso inappropriate, non precise, che hanno insinuato ancora di più paura, perché precisiamo, la mente umana ha paura dell’ignoto. Generalmente ci affidiamo a ciò che conosciamo perché questo ci da sicurezza e protezione e ci permette di poter prevedere le conseguenze.

Ciò che da Psicologa ho potuto riscontrare a seguito del Coronavirus, lavorando in Lombardia, sono due tipi di traumi: traumi lievi e traumi complessi.

I traumi lievi sono l’aver perso la libertà, il confinamento in spazi ristretti, la gestione difficoltosi dei figli, dei disabili e degli anziani i sintomi comuni sono stati:

• cefalea

• Disturbi intestinali

• Difficoltà digestive

• Insonnia

• Tachicardia

• Ansia

I traumi complessi invece sono stati riscontrati in particolare nelle persone che hanno vissuto personalmente il Covid sia come vittime sia famigliari o conoscenti di vittime.

Un trauma più complesso e difficile da gestire è il cosiddetto disturbo post traumatico da stress che compare dopo eventi molto gravi come incidenti, terremoti, atti terroristici o come in questo caso un’epidemia.

I sintomi più comuni del PTDS sono:

• ricordi ricorrenti intrusivi dell’evento;

• incubi;

• disturbi dell’umore;

• perdita d’interesse;

• irritabilità;

• ipervigilanza;

• insonnia;

• scarsa concentrazione;

Si tratta di un disturbo complicato che necessita di una terapia adeguata.

In generale, ricorrenti, in molti soggetti sono stati attacchi di panico, ansia e malumore.

Quello che consigliamo noi psicologi in queste situazioni di emergenza è concedersi del tempo per metabolizzare l’accaduto, permettersi di non stare bene e non avere vergogna né fretta di riprendersi, i vissuti vanno elaborati e questo richiede del tempo, ciò che è importante fare è riprendere i ritmi regolari di vita e chieder aiuto a un esperto, in quanto seppur attualmente lo stato di allerta è diminuito, la qualità di vita è cambiata e ciò ha comportato un impatto psicologico e in taluni casi veri e propri disagi.

Sto parlando, ad esempio, del disagio dovuto a situazioni famigliari difficili, per esempio nella relazione tra genitori e figli, e di insoddisfazione coniugale, lavorativa, relazionale, o di mancata progettualità.

Questo è successo perché nella vita quotidiana è più facile distogliere l'attenzione da questi problemi, ma aver dovuto fermarsi e stare insieme nella stessa casa ha creato un concentrato dei loro effetti. In molti casi, la convivenza era già difficile e difficoltosa ed è stata complicata dall'obbligo di restare per lungo tempo tutti nella stessa casa.

Ora ciò che è da capire è ciò che succederà dopo questa pausa estiva apparentemente trascorsa in modo apparentemente tranquillo.

Ciò che dobbiamo aver presente è che la mente deve adattarsi sempre alle nuove situazioni e ciò richiede tempo così come la paura e l’ansia hanno bisogno di spazio per essere elaborate ed accettate, è importante concentrarsi su cose che piace fare esponendosi gradualmente con tutte le accortezze del caso. Adottare sane abitudini porterà i suoi frutti.


Dott.ssa Martina Bonaccini


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