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STORIE DI DONNE E COVID-19


In questo articolo parleremo delle donne e di come è cambiata la loro vita conseguentemente al Covid-19. Ormai si sta gradualmente tornando ad un sentore di normalità, ma è indubbio che tale esperienza ha lasciato dietro sé una scia di storie ed esperienze che aspettano solo di essere svelate.

Ho raccolto diverse testimonianze di donne lavoratrici, madri o magari entrambe, che in questo periodo si sono ritrovate a ridefinire i loro spazi e i loro progetti, a convivere con ansie e preoccupazioni per il futuro. Sono testimonianze che evidenziano un numero sommerso di storie di cui è più che lecito dare voce. Ho posto a tutte la stessa domanda: come è cambiata la vita dopo lo scoppio della pandemia? E ognuna ha liberamente dato sfogo al proprio racconto, alla propria storia.

Lo scopo di tale articolo è anche quello di far in modo che chi leggerà possa rispecchiarsi nella storia di almeno una di queste eroine moderne e avere la percezione di non essere sola, che siamo tutte in un grande calderone e che solo insieme ce la faremo.


F., Consulente finanziario, Toscana


"Faccio parte dei pochi fortunati che ha continuato a lavorare in questo periodo ma non nella formula dello smart working, bensì rimanendo al pubblico. I primi giorni sono stati difficoltosi: capire come mettere le sedie dei clienti ad un metro di distanza, come riceverli, come farli mettere in attesa fuori dall'ufficio senza creare assembramenti. Per non parlare poi dello stato d'animo dei clienti (credo che qualcuno ha tirato fuori il peggio di sé) ma anche del mio: lontano da casa e dagli affetti vivendo da sola in un'altra regione. Abbiamo fatto a turno con le colleghe per diverso tempo, mentre da questa settimana abbiamo ripreso tutti con i nostri orari. Purtroppo il mio è un lavoro che ne risente molto dell'economia: ci vorrà un bel po' di tempo a riprendere il ritmo pre-Covid".


V., Educatrice Professionale di Comunità e neo mamma di origini siciliana trasferita a Milano


Lavora a Milano ma è in maternità da circa un anno. Allo scoppio della pandemia la sua bambina aveva tre mesi e alla domanda come è cambiata la sua vita da mamma dopo e durante il Covid19 risponde:

La mia routine è cambiata molto perché prima facevo fare sempre una passeggiata di un’ora alla mia bambina. Dopo non siamo più uscite e ho cercato di distrarla come potevo, ma andando avanti è stato sempre più difficile intrattenerla, ha iniziato a dormire tutto il giorno, e a mangiare di meno". Racconta di averne parlato con la pediatra e lei le ha confermato che è un comportamento comune a molti bambini in questo periodo. Spiega di provare molta apprensione. Racconta, inoltre, che ha avuto l’esperienza di una gravidanza extra uterina, e quindi un aborto, e il fatto non solo di aver passato un’esperienza, così tanto forte, in un momento in cui non si poteva contare sulla vicinanza fisica degli affetti, ma inoltre, il pensiero successivo di andare due volte a settimana all'ospedale le creava molta ansia e preoccupazione in quanto aveva paura che potesse prendere il Covid-19 e quindi contagiare il virus a sua figlia. “E credo che il mio umore possa aver influenzato anche lei”. Dopo il lockdown hanno iniziato a uscire sotto consiglio della pediatra, ma c'è comunque tanta ansia per la leggerezza delle persone. “Si avvicinano a lei, incuriositi dal fatto che è mulatta e interessati dal fatto che io e il mio compagno siamo una coppia mista”. Racconta di aver convissuto con il senso di colpa perché voleva più stimoli per A., voleva farle vedere le sue zie. “Mia sorella aveva comprato il biglietto da Palermo, ma non è più potuta partire a causa del Covid-19”. Racconta che dal futuro si aspetta un ritorno alla normalità, spera che questo non possa condizionare troppo la vita di sua figlia “Ho paura che lei non sappia cosa sia la normalità”. A questo si somma la sua apprensione nel tornare a lavoro, in quanto essendo sola, e con un compagno che lavora, non sa a chi lasciare la bambina, sperando in più fondi da parte dello stato. Ammette di aver bisogno di un sostegno e di una mano anche a livello psicologico, ma crede che non sia il momento giusto: ha paura di crollare, proprio adesso, che c’è più bisogno di lei.


C., Ispettore di impianto in una raffineria, mamma di una bambina di 2 anni, Sicilia


C., come tante mamme, si è trovata costretta a prendere le ferie quando stava a casa durante l’alternanza dei turni da lavoro con i colleghi, perché questa era la politica dell’azienda. Di conseguenza, finite le ferie, si sono trovati lei e il marito, anche lui costretto a recarsi a lavoro, ad avere difficoltà per far venire un’amica a badare alla sua bambina, in quanto non essendo ingaggiata ufficialmente come Babysitter, avrebbe rischiato di prendere una multa. Le difficoltà non sono mancate, soprattutto nel far capire ad una bambina così piccola perché fosse costretta a stare a casa, senza stare a contatto con altri bambini o i suoi nonni. “Mia figlia ogni giorno preparava lo zainetto per andare al nido, ed ogni giorno ero costretta a dirle che non si poteva.” Successivamente la presa in servizio della loro Babysitter, C., è potuta ritornare a lavoro. Anche qui le cose non sono migliorate in quanto la piccola R, non riusciva a capacitarsi del perché la mamma poteva uscire e lei no. “Mi ricordo quando, ritornata da lavoro, mia figlia ha iniziato ad avere una crisi di nervi, mi ignorava e ha iniziato a strapparsi i capelli!”. C. racconta che anche a lavoro le circostanze non sono delle migliori. Infatti sono molte le preoccupazioni legate al pericolo di un contagio, per via delle distanze che molte volte sono quasi impossibili da mantenere. Racconta della difficoltà a tenere il sorriso a casa mentre dentro ci si sente sprofondare, dalle ansie e dalle paure. “Mi domandavo di continuo, se con R. stessi facendo la cosa giusta…”. Racconta di non riuscire a dormire la notte, sintomo comune a molte sue amiche in questo periodo. La sua ancora di salvezza è stata la cucina: il suo momento per sé stessa era il cucinare, il creare qualcosa per lei e per i suoi cari, in quanto la gratificava e la gratifica tutt'ora, dandole l’energia per affrontare la giornata. Lei si ritiene comunque fortunata “Perché lo stipendio lo portiamo a casa!” Ma la sua ansia è per il futuro, la paura di ricadere nel baratro dell’incertezza e di un paese che fatica ad andare avanti.

L., psicologa clinica e delle Comunità, Umbria

L. racconta:

“Personalmente a me è cambiato molto, in quanto ho smesso di lavorare nella comunità a Roma, e comunque muovermi i primi periodi quando tutti stavano sigillati in casa è stata tanto dura, sia per il rischio che affrontavo ogni giorno, sia per le nuove modalità di protezione e sicurezza che dentro a una comunità sono molto rigide da rispettare.

Comunque restando a casa mi sono riposata tanto, mi sono dedicata a tante cose, dagli Hobbies, al volontariato con “Psicologi per i Popoli” rispondendo alle telefonate di persone che cercano un sostegno psicologico, allo studio per la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia a come programmare attività per la mia libera professione. Mi sono mancati tanto i miei genitori e i miei amici. Con i miei genitori, dopo il 4 maggio, ci siamo visti due volte ma continuiamo a vederci poco per sicurezza, e riguardo agli amici ancora ci vediamo tramite video call, spesso di gruppo. Rispetto al futuro mi aspetto che tutto si sistemi in fretta, perché è veramente angosciante non potersi abbracciare, o dare una stretta di mano con la stessa disinvoltura di prima. Mi sono adattata alla situazione e cerco di trasformare in positivo ogni cosa, però se continua ad andare per le lunghe, i momenti di sconforto arriveranno. Personalmente mi auguro che questo vissuto aiuti tutti a cambiare un po’, a rivalutare le relazioni e anche quanto una chiacchiera con un'amica, o una persona a te cara, possa essere importante.”


S., psicologa, Abruzzo


S. spiega come lei all'inizio ha vissuto la quarantena con ansia e frustrazione, in quanto avrebbe dovuto sospendere tutta una serie di attività e progetti che aveva iniziato proprio nel periodo antecedente al boom del Covid-19. Poi continua spiegando che è riuscita a reagire dedicandosi alla formazione, facendo numerosi corsi online e dedicandosi soprattutto al corso di training autogeno a cui teneva tanto. Inoltre, ha scoperto il supporto online, di cui prima non aveva mai considerato come possibilità di intervento psicologico, e che invece utilizza per il progetto che stava portando avanti con l’associazione con cui collabora. Racconta inoltre, di essersi dedicata allo sport, attività che prima non praticava, e di aver aperto un blog di cucina. Considera il periodo del Covid-19, come un momento per lei di progettualità: si è servita delle difficoltà per trovare la spinta per andare avanti, nonostante tutto. Dopo il lockdown, ha potuto riprendere parte delle sue attività e progetti, ma racconta che il periodo di “isolamento” le è servito per fare chiarezza su quello che vuole dalla vita. Continua dicendo che a livello di relazioni, stando nella stessa casa con i familiari e con i nonni, la cosa non le è pesata molto. Quello che le è mancato sono gli affetti come le amicizie e il ragazzo, con cui comunque ha continuato a mantenere i contatti a livello digitale. Racconta di aver avuto testimonianze di famiglie, come quella dove lavora come Babysitter, in cui si sono trovate in difficoltà, perché non abituate a condividere tanto tempo con i figli.


R., mamma di un bambino di 4 anni, Umbria


Prima del Covid-19 lavorava come collaboratrice scolastica con un contratto precario. Già questo ci fa toccare con mano, un’altra realtà che è quella della perdita del lavoro. Come molte mamme che hanno voluto aprirsi con la loro testimonianza, R. riferisce della difficoltà che ha riscontrato a far capire a suo figlio che non poteva andare a scuola o vedere i suoi nonni a cui è molto legato e con cui ha passato gran parte della sua infanzia. Racconta che inizialmente non ha avvertito in maniera così gravosa la perdita del lavoro, pensando che avrebbe avuto modo di stare a casa con il bambino, visto che non avrebbe avuto la possibilità di lasciarlo dai nonni, ormai avanti con l’età, e possibili soggetti a rischio. Racconta che la gestione della routine è molto cambiata, perché si è ritrovata improvvisamente, da donna impegnata con un lavoro, a stare molto tempo dentro casa, e per quanto lo stare con il bambino la gratifichi molto, è anche complicato occupargli la giornata, facendogli capire che non può avere quei contatti che aveva pre-Covid. Anche lei racconta della difficoltà del bambino ad accettare tutto ciò. Nel raccontarmi la sua esperienza si commuove. Mi confida, inoltre, che il suo piccolo ometto preparava i giochi per andare dai nonni, per poi mettersi a giocare da solo quando gli veniva detto che non si poteva, con la speranza che il giorno dopo “questo animaletto cattivo” se ne sarebbe andato. Racconta, della sua difficoltà a livello personale di accettare la situazione, perché investita di molte più responsabilità, verso sé stessa, verso gli altri e verso la sua famiglia. La difficoltà di non poter uscire, di fare quelle cose che un tempo erano considerate banali, ma che ora sembrano più complicate, come fare una passeggiata in città guardando le vetrine, andare a trovare i genitori. L’uscita è diventata una cosa studiata a tavolino, mirata, non c’è più la gioia di fare un giro e di godersi il fatto di stare all'aperto. Dice che all'interno del nucleo famigliare, è lei quella che ne ha risentito di più, visto che il compagno ha continuato a fare il suo lavoro. Dice di sentirsi in una gabbia, e annientata come donna nella sua indipendenza. Tutto ciò senza poter mostrare la propria debolezza, per non poter gravare sul nucleo familiare. Dice che comunque il Covid-19 l’ha aiutata a fare i conti con sé stessa, ad affrontare la realtà di petto, a differenza di come si fa nella vita di tutti i giorni in cui si tende a mettere da parte le difficoltà o a vivere con più superficialità. È sconfortata anche dal fatto che ha perso quelle piccole conquiste fatte a livello professionale, ma sa che non ci si può abbattere, per il bene di tutti, ed è suo dovere quello di andare comunque avanti.


A. Insegnante, Umbria


Grazie anche a questa testimonianza è stato possibile sbirciare, in quello che è il mondo della scuola ai tempi del Covid-19. A. non è una mamma e convive insieme al suo ragazzo, anche lui lavoratore, in quanto gestisce una libreria. La prima cosa che tiene a sottolineare è il cambiamento dei ritmi. Non si può parlare di un rallentamento, ma di un adattamento. Non si corre più da un’aula all'altra, da casa ad un consiglio di classe, ma da una video lezione all'altra. Le modalità di fare lezione sono cambiate: l’interazione multimediale porta a stare più tempo nella propria abitazione, dentro ad una stessa stanza, muovendosi di meno, ma con lo stesso carico di stress, se non superiore, viste le innumerevoli lezioni suddivise per più gruppetti per ogni classe. Mi racconta di come molti suoi alunni non abbiano cambiato il loro approccio allo studio, mostrandosi comunque diligenti, mentre con altri risulta difficile fare didattica. Ci tiene a sottolineare la sua passione per il lavoro, che la porta a mettersi con più dedizione di prima in quello che fa, seppur con un carico di stress e impegno anche superiore, tutto ciò per non vanificare il lavoro fatto fino a quel punto, ma nemmeno per non lasciare soli i ragazzi. Nel suo quotidiano riesce a fare le cose in casa, con più calma, perché il lavoro è nello stesso luogo e non deve correre per prepararsi ed andare a scuola. Spera di ritornare al più presto alla normalità, non nasconde il fatto che stare molto tempo seduta davanti ad uno schermo, la preoccupa, anche a livello di salute fisica, ma anche mentale. Le manca la relazione con i suoi alunni, che è un aspetto fondamentale per la formazione del giovane discente. Riferisce che la didattica on line, porta con se anche tutta una serie di conseguenze come il burnout, legato allo stress da videoterminale, e non è raro che alcuni alunni cerchino di hackerare le video lezioni, mandando suoni e canzoni inappropriate. Spera di poter ritornare al più presto ad un sentore di normalità.


Concludo questo articolo, sperando che chi abbia letto questo articolo, anche casualmente, si sia potuta immedesimare e leggere un pezzetto della propria storia, sentendosi meno sola. L'appello comune ad ogni testimonianza è quello di un ritorno alla normalità, come noi la intendiamo, e come l'abbiamo sempre vissuta. Ho la consapevolezza di non aver abbracciato tutte le miriadi di situazioni che costellano la realtà, ma come avrei potuto? mi sarebbe piaciuto parlare e scrivere di chi ha vissuto un lutto, la malattia e di chi si è trovata in prima linea a combattere il Virus, magari come infermiera o medico, o chi si è trovata costretta a condividere tempo e spazio con il suo persecutore. Sarei comunque lieta di raccogliere altre testimonianze, rigorosamente in anonimato.

Vi lascio inoltre alcuni Numeri utili e App cui rivolgersi sui temi della salute della donna:


  • Numero verde gratuito 800189441 dove dottoresse rispondono ai quesiti delle donne

  • Numero di pubblica utilità 1500, dove rispondono operatori sanitari e personale appositamente formato

  • Numero rosa 1522, anti violenza e anti stalking che fornisce assistenza e supporto 24 ore su 24.

  • Numero verde Aids e Ist dell’Istituto Superiore di Sanità - TVA e IST 800861061 - che per l’occasione si tinge di ROSA e amplia il suo orario dalle 10 alle 18.

  • App 1522, disponibile su IOS e Android, che consente alle donne di chattare con le operatrici e chiedere aiuto e informazioni in sicurezza, senza correre il rischio ulteriore di essere ascoltate dai loro aggressori.

App “Youpol”. Realizzata dalla Polizia di Stato per segnalare episodi di spaccio e bullismo, l’App è stata estesa anche ai reati di violenza che si consumano tra le mura domestiche

Con affetto



la Dott.ssa Laura Di Paoli


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