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UNA FERITA NELL'ANIMA... LA RINASCITA DOPO IL TUMORE AL SENO

“Incredibile come il dolore dell’anima non venga capito. Se ti becchi una pallottola una scheggia si mettono subito a strillare presto-barellieri-il plasma, se ti rompi una gamba te la ingessano, se hai la gola infiammata ti danno le medicine. Se hai il cuore a pezzi e sei cosi disperato che non ti riesce aprir bocca, invece, non se ne accorgono neanche. Eppure il dolore dell’anima è una malattia molto più gravi della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite Sono assai più profonde pericolose di quelle procurate da una pallottola o da una scheggia. Sono ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciato a sanguinare.”

Cit. Oriana Fallaci, Insciallah

Quando, sul fisico, rimangono i segni della lotta contro il tumore al seno, non cambia solamente la percezione del proprio aspetto ma, cambia totalmente la visione globale della vita, del proprio essere… L’immagine del proprio corpo è strettamente legata alla propria identità. Si genera un uragano di emozioni che vede coinvolti: l’autostima, l’attrattività, il funzionamento sessuale, la salute psicologica e le relazioni di coppia.

Il seno rappresenta per una donna il simbolo della propria femminilità e in questo momento perde quel valore simbolico che la rappresenta.

La donna, quindi, crede di perdere quella femminilità che le permette di essere donna, madre, amante…

Gli ostacoli da affrontare sono molteplici, in un momento in cui la stanchezza psicologica si somma ad una oggettiva debolezza fisica. Ci si ritrova a dover ricostruire la propria immagine di sé, come se il tumore, attraverso l’intervento, l’abbia strappata via. Questa perdita di femminilità, di essere in quanto donna, può generare un sentimento di crisi d’identità, un senso di perdita e di rabbia ma, soprattutto di paura.

Paura delle conseguenze fisiche, paura di perdere il controllo del proprio corpo, paura di morire…

Molte donne, quando scoprono questa malattia, cercano di negarla a se stesse e la nascondono agli altri; affrontano un trauma che le logora e si ritrovano a viverlo da sole. Nascondersi, peró, è dannoso, perché il vuoto interiore che si genera può sfociare, in alcuni casi, in una psicopatologia.  

E’ necessario non soffocare le proprie emozioni, non colpevolizzarsi ma, soprattutto intraprendere un cammino complicato ma generativo di ricostruzione di sé e della propria immagine interiore.

Uno degli aspetti coinvolti, come precedentemente anticipato, è la sessualità. Essa è uno strumento profondo di relazione, di scambio d’affetto ed è uno degli aspetti regolatori della nostra psiche.

Lo sconvolgimento emotivo spesso incide su di essa e sulla vita della coppia in quanto, la donna è inondata da molteplici emozioni tra cui, l’imbarazzo di mostrarsi nuda al partner, anche quando l’intervento non è stato invasivo oppure provare un profondo senso di colpa a causa delle cure che, portano con sé una serie di effetti collaterali quali ad esempio il calo del desiderio o altre disfunzioni sessuali come l’incapacità di provare piacere durante un rapporto o non infrequente di provare dolore.

La donna teme che il suo partner possa non accettare più il suo corpo, ne conseguono la vergogna, la perdita di autostima e il senso di colpa…

Il “tema malattia” rende difficile il rapporto di coppia anche laddove vi è un partner che assume una posizione protettiva e di sostegno. I due, spesso, fanno fatica a ritrovare la loro intimità, come se esistesse un codice di relazione che fino alla scoperta della malattia ha funzionato permettendo di vivere a pieno l’intimità ma ora non funziona più.

Ciò può essere vissuto con molta sofferenza e rabbia, tanto da generare uno stato ansioso che può degenerare in depressione legato alla consapevolezza di deprivazione.

Dall’altra parte il partner si trova ad affrontare una situazione molto delicata e spesso a lui non comprensibile, quindi si crea una falla dolorosa per la coppia.

La terapia psicologica di coppia può essere in questo caso una strada possibile da seguire, per affrontare i cambiamenti fisici e psicologici d’impatto sulla relazione. Si tratta di un percorso impegnativo che ha come obiettivo l’accettazione di sé, del proprio corpo e dell’altro in relazione al cambiamento.

Il presupposto fondamentale, per superare questa situazione è che la donna, accetti il cambiamento. Lei deve trovare uno spazio in cui concedersi la possibilità di ascoltarsi ed accettarsi in un momento di improvvisa vulnerabilità, senza giudicarsi.

Una donna dovrebbe darsi il permesso, innanzitutto, di prendersi del tempo e lavorare su se stessa per poi vivere al meglio il rapporto con il partner.

Mi rivolgo ad ogni donna che vive lottando contro questa malattia:

Prenderti cura di te stessa deve essere una priorità…

Appunta nella tua agenda il tuo nome e concediti del tempo!

Ricorda chi ti ama sa la difficoltà di quello che stai vivendo ed è lì pronto a sostenerti.

Dott.ssa Bonaccini Martina


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